Stanca dei soliti rossi? Il Rosso Plenum Adarò è il colore che infiammerà l’estate 2025. Ecco come nasce, come si applica e come farlo durare per sempre (o quasi).

Diciamocelo, di tendenze colore ne vediamo passare tante, una stagione dopo l’altra. Ma ogni tanto, arriva qualcosa che non è solo una moda passeggera. È un’affermazione. Per l’estate 2025, quell’affermazione si chiama Rosso Plenum Adarò.

Non è il solito rosso che vira all’arancione sbiadito dopo due settimane. È una tonalità profonda, vibrante, con dei riflessi ramati che sembrano catturare la luce del tramonto.

Nasce sulla scia dei rossi caldi che domineranno le scene, come il Coastal Copper e il Burnt Peach, ma con un’anima tutta sua. I laboratori Adarò parlano chiaro: i test mostrano una resistenza allo sbiadimento superiore del 40% rispetto alle tinte rosse che abbiamo usato finora. Un bel salto di qualità.

Ma cosa lo rende così diverso dagli altri rossi?

Non è magia, è chimica, e una buona dose di ossessione.

Dietro il Rosso Plenum ci sono tre anni di ricerche dei tecnici Adarò, culminati in una molecola pigmentante esclusiva, brevettata nel 2024. Immagina che questo pigmento non si limiti a ‘colorare’ il capello, ma si leghi alla cheratina in un abbraccio quasi indissolubile.

Questo legame crea una specie di scudo protettivo che difende il colore dagli attacchi esterni, primo fra tutti il sole. Dentro questa formula quasi fantascientifica troviamo:

  • Pigmenti primari stabilizzati, che non si lasciano intimidire dai raggi UV.
  • Microsfere rifrangenti, il segreto dietro quell’effetto tridimensionale che fa sembrare i capelli vivi.
  • Un’infusione di olii per garantire che il capello rimanga idratato e sano, non una stoppa secca.

Il risultato? Addio a quell’odioso viraggio aranciato che affligge l’intramontabile fascino dei capelli rossi dopo appena un mese. Con il Plenum, il colore resta fedele a se stesso, intenso e puro.

Il rito dell’applicazione: come ottenere un risultato perfetto

Okay, ma come si maneggia questa meraviglia per evitare disastri? L’applicazione del Rosso Plenum è un piccolo rito che richiede precisione. Non è una tinta da applicare a casaccio.

Il primo passo, cruciale, è un’analisi del capello tramite una prima consulenza con la cliente.

Per la miscela, la formula sacra è 1:1.5 (colore e ossidante). Scegli l’ossidante a 20 volumi se parti da una base scura, o a 30 se sei già su un biondo (livello 7 o superiore).

Un consiglio da amico: non avere fretta. Si parte dalle radici e solo dopo 15 minuti si passa alle lunghezze. Perché? Perché la cute emana più calore e accelera il processo: così facendo, uniformi i tempi e ottieni un colore omogeneo. Il tutto non deve cuocere per più di 45 minuti, in un ambiente a temperatura controllata (tra 22 e 24°C).

Chi può indossare il Rosso Plenum?

plenum

Questo rosso è sorprendentemente democratico.

Sta d’incanto su un incarnato olivastro, perché i suoi riflessi ramati accendono i sottotoni dorati della pelle.

Su una carnagione diafana, quasi di porcellana, basta chiedere al parrucchiere una punta di nuance violacea per creare un contrasto che lascia senza fiato.

E per i vestiti? Dimentica il nero funereo.

Immagina questo colore abbinato a tessuti naturali, come il lino color avorio o il cotone color terra di Siena. Brilla con accessori in ottone o rame e si sposa alla perfezione con un trucco caldo, magari con un tocco dorato sulle palpebre. Non è un caso che questa tonalità si inserisca perfettamente nella palette “Solar Flare” di Pantone per il 2025, tutta incentrata su calore e radiosità.

Rosso Plenum contro i rossi tradizionali: la resa dei conti

Mettiamoli a confronto, senza peli sulla lingua.

Un rosso tradizionale, dopo 4, massimo 6 settimane, inizia a perdere colpi, a sbiadire, a diventare un lontano parente di quello che era.Il Rosso Plenum tiene botta per 8-10 settimane.

Sotto il sole, è come se avesse uno scudo: mantiene l’85% della sua intensità, contro il 60% degli altri. Ma il dato che mi entusiasma di più è quello sulla luminosità. Usando una misurazione tecnica chiamata CIELAB, il Plenum ha un valore di luminosità (L*) del 18% superiore.

Tradotto dal linguaggio da laboratorio: brilla di più, è più profondo, ha un effetto tridimensionale che gli altri, al confronto, sembrano piatti come una fotografia. È una differenza che si vede, non solo sotto un microscopio.

Un colore, una dichiarazione

Alla fine, il Rosso Plenum Adarò è più di una semplice formula chimica o di una tendenza passeggera. È l’incontro perfetto tra scienza ed estetica, pensato per chi non vuole passare inosservata. Non è un colore per tutte, e forse è proprio questo il suo bello. È una scelta, una dichiarazione d’intenti. Se sei pronta a sperimentare questa piccola rivoluzione cromatica, contattaci.

Come amiamo dire, un po’ sottovoce, nei laboratori Adarò: “Non abbiamo creato una tinta. Abbiamo imbottigliato il carattere.”


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